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Nel retro della sua bottega Fabian aveva una stanza blindata e la gente trovò comodo lasciare da lui alcune monete in custodia. Egli faceva pagare una piccola somma a seconda della quantità di denaro e del tempo di permanenza. Fabian lasciava al proprietario delle ricevute per il deposito.
Quando una persona andava a fare la spesa, non portava normalmente molte monete d’oro. Avrebbe dato al negoziante una di quelle ricevute corrispondenti al valore dei beni che intendeva acquistare.
I negozianti riconoscevano le ricevute autentiche e le accettavano con l’idea di portarle da Fabian e ricevere a saldo la corrispondente la quantità in monete d’oro. Le note passarono di mano in mano invece che l’oro stesso. La gente aveva una grande fiducia nelle ricevute –le prendevano per buone proprio come se fossero d’oro.
Dopo non molto tempo, Fabian si accorse che era abbastanza raro che qualcuno venisse effettivamente a chiedere le monete d’oro in cambio delle proprie ricevute.
Allora pensò tra sè e sè: “Qui sono in possesso di tutto quest'oro e sto ancora facendo l’artigiano. Non ha senso. Ci sono dozzine di persone che sarebbero felici di pagarmi interessi per usare questo oro che giace qui e che non viene chiesto indietro quasi mai dai proprietari. Si è vero, l’oro non è mio –ma è in mio possesso! ..che è la sola cosa che conta. Difficilmente ho bisogno di produrre qualche moneta, posso sempre usarne qualcuna conservata in cassaforte”.
Inizialmente, fu molto cauto, facendo piccoli prestiti alla volta e solo dietro enormi garanzie. Ma gradualmente divenne più sicuro di sè, e furono prestate cifre maggiori.
Un giorno, gli fu richiesto un grosso prestito. Fabian propose: “Invece di portare in giro tutte queste monete, possiamo aprirle un conto a suo nome e a quel punto le darò parecchie ricevute per il valore delle monete”. Il debitore accettò e se ne andò via con un mucchietto di ricevute. Aveva ottenuto un prestito, ma l’oro rimase comunque nel forziere. Non appena il cliente se ne andò Fabian sorrise. Poteva avere botte piena e moglie ubriaca. Poteva “prestare” oro e continuare a tenerlo in suo possesso.
Amici, stranieri e persino nemici di Fabian ebbero bisogno di fondi per portare avanti i loro affari e così —fintanto che essi fossero stati in grado di produrre beni da ipotecare— avrebbero potuto ricevere in prestito il denaro di cui avevano bisogno. Con la semplice scrittura di ricevute Fabian era in grado di “prestare” denaro per parecchie volte il valore dell’oro presente nel suo forziere, senza esserne neanche il proprietario. Tutto avrebbe funzionato finché i veri proprietari non avessero chiesto indietro il proprio oro e la fiducia della gente fosse mantenuta. Egli teneva un libro che mostrava i debiti e i crediti di ognuno. Gli affari dei prestiti erano infatti molto remunerativi.
La sua posizione sociale nella comunità s'innalzò velocemente così come la sua ricchezza economica. Stava diventando un uomo importante, incuteva rispetto. Nel campo della finanza, la sua parola era presa in considerazione come un sacro pronunciamento.
Gli orafi delle altre città divennero curiosi delle sue attività e un giorno chiesero di vederlo. Egli disse loro cosa stava facendo, ma fu molto attento a sottolineare la necessità che il piano rimanesse segreto.
Se il loro piano fosse stato conosciuto dal pubblico, il meccanismo sarebbe fallito e dunque si accordarono per formare la loro alleanza segreta.
Ciascuno ritornò nella propria città incominciando ad operare come Fabian aveva insegnato.
La gente adesso accettava le ricevute proprio come se fossero monete d’oro e molte ricevute furono depositate per essere custodite allo stregua delle monete d’oro. Quando un commerciante desiderava pagare un altro per della merce, scriveva semplicemente una breve nota per istruire Fabian di trasferire il denaro dal suo conto a quello del secondo commerciante. Per Fabian ci volevano pochi minuti a mettere a posto i conti.
Questo sistema divenne molto diffuso e le note di istruzioni vennero chiamate “assegni”.
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